Tunisia in rivolta. Femminismi e queerness fra strada e cyberspazio, edizione AstARTE collana Manifesta (2025) di Guendalina Simoncini e Maria Nicola Stragapede con la prefazione di Henda Chennaoui tra le principali attiviste femministe tunisine, è il primo testo italiano che esplora con fonti dettagliate, ricco per approfondimenti bibliografia e grande cura la storia dei movimenti femminili e femministi in Tunisia a partire dagli Anni Venti del Novecento fino alla contemporaneità con l’attivismo queer e cyber.
Le due autrici Simoncini e Stragapede, ricercatrici presso la Scuola Normale Superiore di Firenze, con all’attivo un intenso percorso di ricerca accademica e sul campo, Simoncini esperta di attivismo digitale e linguaggi della lotta femminista e queer nello spazio mediterraneo, Stragapede, studiosa delle trasformazioni biografiche e politiche di quanti ebbero parte alle 2010-2011, ci presentano un ambito cruciale nella società nordafricana, scegliendo in primo luogo una prospettiva decoloniale e femminista. Il libro consta di cinque capitoli, che presentano nel dettaglio, con acribia investigativa, i movimenti femminili e femministi, queerness e intersezionalità, il mondo cyber e la blogosfera, la protesta politica e i linguaggi artistici che ne fanno da corollario; altrettanti gli intermezzi per dare al libro una dimensione corale, interventi di attiviste tunisine o con stretti legami con questa nazione.
Ecco in questa sezione l'articolo sul velo risalente al 1936, Manifesto Queer, "In un mondo in fiamme" le riflessioni di un’artista tunisina Amina Amoniak, e i contributi di Gemma Baccini con la traduzione del comunicato di Falgatna, un collettivo cyberfemminista e infine Luce Lacquaniti autrice de' I muri di Tunisi; "Segni di rivolta" sull’espressione artistica che accompagna le vicende dei movimenti attuali in Tunisia. Il libro, una ricerca storica e sociologica a tutto campo, si propone di favorire e sostenere una riflessione collettiva e un dialogo a più voci su quanto di significativo e vivace accade poco lontano dal nostro paese, una sponda vicina eppure apparentemente lontanissima.
Occorre dire che le autrici da subito dichiarano quali siano le coordinate principali del loro testo: una visione comunitaria, dialogante, decoloniale e inclusiva, come proprio Chennaoui sottolinea nella sua prefazione. “Le autrici - scrive - si posizionano con accuratezza sulla scacchiera decoloniale. Sanno da dove vengono e riconoscono le insidie da evitare: la loro narrazione non parla “di Noi” senza di noi, ma di noi “con NOI”. Scrivono utilizzando categorie femministe, privilegiando identità molteplici, genealogie, conflitti ed eredità condivise.
Il pregio principale di questo lavoro di ricerca e narrazione, è in prospettiva storica per e delle donne in Tunisia e del loro lungo percorso dall’emancipazione all’attivismo contemporaneo. Il cammino che oggi è ancor più difficile e rischioso a causa dalla torsione autoritaria del Presidente Saied e le restrizioni di tutti gli spazi libertà civile nel paese. Ricostruire la trama delle alleanze tra le generazioni, riflettere e considerare la storia dei movimenti femminili, analizzare con chiarezza le contraddizioni e le strumentalizzazioni dell’epoca Bourghiba, sempre presentata come epoca d’oro per i diritti delle donne tunisine, oltre la retorica ma anche riflettendo sulle le importanti conquiste raggiunte, ci immergono in un universo interessantissimo. La proiezione oltre i confini locali, attraverso i linguaggi digitali e artistici, aggiunge interesse al quadro generale.
Le autrici non propongono solo dati, fatti e analisi, ma propongono chiavi di lettura di attivismo e militanza globale, consapevoli di un uso di “Noi” decoloniale e libero da “orientalismi ”: Ritengo che ciò sia possibile anche grazie al ricambio generazionale e accademico nel mondo degli studi dell’area, a cominciare, e non è un dettaglio, dal cambio di acronimo da MENA a SWANA che si impone come un deciso taglio dai legami prospettici degli studi del secolo scorso. La Tunisia, considerata all’avanguardia per i diritti delle donne e delle minoranze di genere e sessuali nel mondo arabo, ha una storia di attivismo ancora poco esplorata, fatta di conquiste e battute d’arresto, contraddizioni e lotte ancora aperte. Questo libro si propone di accendere una luce su tutte le battaglie del passato e del presente, connesse al mondo contemporaneo ma con le radici nel territorio e nelle storie del passato.
Il testo è corredato da un’accurata bibliografia, fonti, schede che ne fanno un manuale necessario per gli studi della Tunisia, materiali e fonti diverse e preziose, che accendono l’interesse e la curiosità di chi legge accessibile attraverso un QRCODE che collega a podcast, video, articoli e materiali d’archivio con un forte legame tra testo strada e cyberspazio. “In un mondo in fiamme” (pag.145) in rivolta contro il patriarcato e la violenza di genere e politica, con il sostegno dell’arte delle differenze e dello spazio cyber, col ” Praticare la sorellanza, resistere al presente” l’invito delle autrici in conclusione a non distogliere lo sguardo. Sono trascorsi ormai 15 anni dalla Rivolta dei Gelsomini e oggi mentre la repressione continua e di quei fiori di rivolta oramai avvizziti il profumo svanisce, restano idee, persone e movimenti che in “Tunisia in rivolta” reagiscono e agiscono.
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