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Muhammad: il sigillo dei Profeti, leggi!
La Legge islamica e il confronto con l’Occidente, leggi!
Il Corano: parola di Dio, leggi!
Giuliana Cacciapuoti partecipa a:
Cordoba Initiative
Glossario
Termini necessari alla conoscenza e comprensione dell’Islam
Allah: Letteralmente è “ il-dio”. L’articolo determinativo arabo “al” sottolinea l’assoluto monoteismo dell’Islam.
Califfo: indica il successore del Profeta di Dio, Muhammad. Ricopriva la più alta carica politica all’interno della comunità. L’istituto del Califfato fu abolito da Kemal Ataturk nel 1924.
Corano: letteralmente significa “recitazione “ prima fonte teologica e giuridica dell’Islam, è considerato parola di Dio nel senso di ripetizione fonica di quanto Dio , tramite l’arcangelo Gabriele
Trasmise al Profeta.
Egira: significa “ distacco, allontanamento, emigrazione” e indica l’inizio dell’era musulmana. Nel 622 d.C. il Profeta lasciò Mecca per Medina dove fu accolto con i suoi seguaci.
Fiqh: “perizia,scienza” ha finito per indicare il diritto islamico.
Hadith: “racconto” esprime con detti e fatti, tramandati dalla tradizione, l’insieme dei comportamenti del Profeta. E’ la seconda fonte teologica e giuridica dell’Islam.
Imam: “colui che dirige la preghiera” ha finito per assumere, all’interno del movimento sciita, le
Connotazioni della più alta dignità religioso-politica.
Iman : da non confondere con il termine precedente, in arabo è il termine che indica la fede
Islam: “abbandono, cedimento, sottomissione” alla volontà di Dio.
Qibla: direzione della preghiera che il profeta Muhammad nel 624 spostò da Gerusalemme
Alla Mecca: Nelle moschee questa direzione è indicata da una nicchia detta mihrab.
Shar’ia: letteralmente “la via diritta” la legge positiva dell’Islam.
Shi’a: “il partito” di Ali, quarto Califfo dell’Islam nonché cugino e genero di Muhammad. Storicamente nacque nel 657 quando si schierò a difesa di Ali che era stato accusato di empietà.
A differenza della Sunna la Shi’a sostiene che la linea di discendenza in seno all’Islam va considerata in linea diretta col Profeta, dovendo l’imam essere partecipe di quella luce muhammadica tramite la quale è possibile operare l’esegesi spirituale della Rivelazione, ovvero
Il “ta’wil”
Sunna: significa “modo, consuetudine di vita” rappresenta l’Islam ortodosso, e indica la raccolta dei detti e dei fatti riconducibili alla tradizione del Profeta Muhammad

Muhammad: il sigillo dei Profeti
Un viaggio alla scoperta delle origini, dei principi fondamentali, dei precetti dell’ Islam la religione
in ascesa e espansione nel Terzo Millennio e i futuri scenari possibili nel mondo di domani.
Prima parte
Una delle grandi incognite del mondo futuro è costituita da che ruolo e quale diffusione avrà l’Islam
e soprattutto quale tipo di Islam, se fondamentalista o progressista, prevarrà .
Oggi l’Islam è presente in maniera maggioritaria nelle zone mediane della terra: dalle coste dell’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico, nelle isole Indonesiane, e da nord a sud, dalla costa della Turchia alla Somalia.
Il mondo musulmano è formato da oltre 52 stati, con vari livelli di sviluppo, raccoglie più di 60 lingue, e le più diverse origini etniche.
In Asia Centrale ci sono oggi 6 nuovi stati musulmani: Uzbekistan,Kazahstan, Kirigzstan, Turkmenistan,Tagikistan,Arzebajgian.
L’Europa vede avanzare il fenomeno di espansione dell’Islam non solo per la presenza di immigrati
stranieri musulmani nelle nazioni europee, ma anche nella ritrovata forte espansione dell’Islam in
Albania e Bosnia-Erzegovina.
Ci sono minoranze in India, oltre 120 milioni di persone ,la minoranza più numerosa del mondo,
in Cina, circa 60 milioni, nelle Filippine, Birmania, Thailandia e Sri-Lanka.
Fenomeno complesso e contraddittorio è quello dei Black Muslims,ma in ogni caso anche in Canada
e negli Stati Uniti ci sono circa 6 milioni di musulmani.
Come si vede solo da questa breve esposizione di dati generici, l’Islam è una realtà presente e certo ingombrante, e rispetto alla quale occorre avere attenzione.
Al di là delle implicazioni socio-politiche è forse giusto però, anche per comprendere meglio le ragioni di un successo e di una crescita esponenziale del consenso al “sistema di vita” dell’Islam,
cercare di conoscere,dal suo interno questa religione così coinvolgente e onnipresente.
Un breve itinerario che racconterà delle origini storiche e culturali dell’Islam e di colui che ha trasmesso il messaggio dell’Islam, l’inviato di Dio, Muhammad( questo nome in arabo significa il molto lodato) Maometto nella versione corrente; del Corano, delle regole fondamentali alle quali
i musulmani devono attenersi; dei principali aspetti dell’Islam anche in alcune sue peculiarità come
la’interpretazione della Legge, del Diritto e delle Scienze secondo la dottrina islamica.
Da ultimo parleremo delle implicazioni e del rapporto fra mondo occidentale e mondo islamico.
Il sigillo dei Profeti
L’Islam, che vuol dire abbandono, pace e sottomissione a Dio, non è una religione il cui è iniziatore
il profeta Muhammad, semmai egli è colui che ha trasmesso, da ultimo e in maniera definitiva la parola di Dio, ed ha trasmesso lo stesso messaggio di Adamo, Noè, Abramo, Mosè e Gesù, egli è
l’ultimo e definitivo profeta, colui che è, nell’espressione araba, il sigillo dei Profeti.
Maometto nacque a La Mecca,importante centro commerciale, nel 570 d.C., in quella parte della Penisola Arabica che sarà la culla dell’Islam.Orfano fu allevato dallo zio paterno,ma a causa della
povertà della famiglia dovette guadagnarsi da vivere fin da piccolo e restò perciò analfabeta.
Il giovane Maometto divenne mercante , al seguito delle carovane che da Mecca andavano in Siria e Palestina.
La città della Mecca all’epoca era organizzata come una città-stato, governata da un consiglio di dieci capi tribù; la tribù più importante era quella di Muhammad, i Quraishiti.
Col tempo la saggezza di Muhammad divenne nota a tutti tanto da ricevere il titolo di al-amin “il fidato”. La sua vita ebbe la svolta definitiva quando il giorno 27 del mese di Ramadan dell’anno 611
egli ricevé la Rivelazione da Dio. Inizialmente i primi seguaci furono la moglie di Maometto,
Khadigiah, i suoi amici e parenti più stretti .
Lo scontro con le alte gerarchie meccane,pagane e politeiste, che vedevano nella diffusione della nuova religione monoteista un pericolo anche all’economia cittadina che molto guadagnava dallo
annuale pellegrinaggio al santuario della Ka’aba, dove era adorata la Pietra nera, un meteorite sacro,
oggetto di adorazione in tutta l’Arabia pagana, fu inevitabile.
Iniziò un periodo difficile per Maometto che vide subire ai suoi seguaci persecuzioni e soprusi, fino
all’eliminazione fisica, di molti di loro. Alcuni di questi si rifugiarono in Abissinia, e dopo tredici anni di dissidi e pericoli , divenuta la convivenza con i suoi oppositori intollerabile per la giovane
comunità musulmana, il Profeta e i suoi decisero di recarsi, di emigrare nella vicina Yatrib, oggi
Medina: era l’anno 622 dell’era cristiana anno zero, o dell’Egira per i Musulmani.
Qui egli costituì una città-stato ,che si diede una costituzione scritta, e in cui vivevano in pace
arabi, ebrei e cristiani.
L’anno 624 dell’era cristiana fu un momento difficile per la comunità di Medina: i Meccani tentarono di distruggere musulmani, forti di mille uomini ben armati. Lo scontro avvenne a Badr, e miracolosamente i malearmati musulmani prevalsero. La sconfitta umiliante fece in modo che i Meccani cercarono una rivincita, ma ancora una volta sebbene in tremila, non ebbero ragione, a Uhud, dei Musulmani. Nel 626 ancora i Meccani provarono a prevalere sulla città di Medina, ma
il loro assedio fu vano e si ritirarono. Ormai la superiorità musulmana impose anche ai più restii
fra i Meccani a venire a patti con la nuova realtà politico religiosa.
Il trattato di Hudaybiyyah pose
fine alle ostilità, e l’Islam iniziò a diffondersi nelle zone circostanti. Il 630 d.C. La città della Mecca fu definitivamente conquistata dalla parte musulmana, che senza colpo ferire stabilì la sua supremazia
su tutta la città. La politica di Muhammad fu di riconciliazione e non di vendetta, dirispetto e non
di prevaricazione: da attento politico seppe allearsi tutte le fazioni anche più estreme, con la tolleranza seppe acquistare il predominio politico e religioso. Non danneggiò poi la vita economica del suo gruppo sociale, la tribù Quraishita, includendo nell’Islam la pratica del pellegrinaggio e
non disconoscendo alcuni aspetti della vita tribale della comunità meccana.
L’anno decimo dell’Egira, il 631 d.C., dopo aver compiuto il rito del pellegrinaggio alla Mecca il
Profeta Muhammad tenne il discorso d’addio ai 124.000 musulmani nella valle di ‘Arafat.
L’anno successivo all’età di 63 anni sarebbe morto,lasciando in eredità alla comunità musulmana
il suo messaggio, il suo credo nell’unicità di Dio, e l’esempio, per il formarsi della pratica e della
prassi nel mondo musulmano ,della sua biografia, la Sirah, la consuetudine del Profeta, Sunnah,
e la raccolta dei detti da lui pronunciati, gli Hadith, fonti del diritto e della consuetudine di tutta
la comunità musulmana fino ad oggi.
In conclusione la figura del Profeta dell’Islam è fondamentale per la comprensione di un fenomeno come quello islamico anche nel mondo attuale: la stessa fulminea ascesa e diffusione di un piccolo
gruppo di meccani emigrati a Medina si riscontra in un Islam che si diffonde in tutto il mondo contemporaneo, in uno spirito però di rispetto e tolleranza, che a tratti, alcuni governi dell’Islam, sembrano aver dimenticato. Il Profeta è davvero una personalità complessa, di cui non si può fare a meno di ricordare l’amore per il sapere:disse infatti:” La ricerca della conoscenza è un dovere sacro
per il musulmano.Và alla ricerca della conoscenza,fosse anche in Cina” e a dispetto di tutte le immagini di un Islam sanguinario e intollerante il messaggio di Muhammad resta quello di :” Iddio è gentile, e ama la gentilezza in tutte le cose” e ancora:”Ogni religione ha un suo carattere particolare e il carattere particolare dell’Islam è la moderazione e se viene meno la moderazione viene meno anche la fede” e questo con buona pace di ogni integralismo.
Giuliana Cacciapuoti

I Pilastri dell’Islam
La religione islamica ha per fondamento dei principi di base, o pilastri, sui quali si costruisce la vita spirituale e devozionale dei fedeli musulmani, oggetto di analisi nell’articolo odierno.
Terza parte
Il primo passo per aderire all'Islam e diventare musulmani è quello di effettuare una vera e propria dichiarazione di accettazione della fede islamica, pronunciando davanti a due testimoni
validi la Shahada, o professione di fede. La shahada dichiara: non c'è altro dio all'infuori di Iddio (in arabo Allah) e Muhammad è l'inviato di Dio. Questa semplice frase ha per colui che la pronuncia
dei coinvolgimenti molto importanti.
L'affermazione che non esiste nessun altro essere trascendente indica non solo il rigoroso monoteismo islamico, ma anche che la vera esistenza è solo divina. L'uomo e il creato esistono
solo in virtù della volontà divina, e per questa ragione l'uomo dipende da Dio totalmente, è il suo servo al quale dovrà rendere conto per ogni pensiero o azione.
Il Giudizio Finale al quale ognuno verrà sottoposto impone che si conduca una vita responsabile, nel segno della volontà di Dio.
La fede in Allah può essere conosciuta solo attraverso il messaggio di Dio trasmesso dal suo inviato, e Muhammad è riconosciuto come il suggello del messaggio profetico di Dio all'uomo.
L'affermazione dell'unicità di Dio si chiama tawhid, la visione del mondo per i musulmani.
L'unità di Dio si riscontra nell'unità dell'individuo : gli esseri umani sono tutti uguali tra loro perché creati da Dio, e per questo motivo non esistono differenze tra razze, ricchi e poveri, uomini e donne, potenti e umili. Dio ha creato le risorse dell'universo, e ogni essere umano ne gode ,con eguale titolo e diritto a fruirne, poiché non è l'essere umano che genera o crea nulla, né lo fa autonomamente una forza della natura. Tutto parte e dipende da Dio, e non esiste mediazione di alcun genere fra il Creatore e la sua creazione, e per questa ragione non ci sono né chiese, né sacerdoti né sacramenti.
La professione di fede è il punto di partenza da cui scaturiscono gli altri capisaldi dell'Islam, elementi fondamentali con cui viene regolata la vita del credente musulmano. Gli arkan al islam, i pilastri dell' Islam sono: la preghiera rituale, salah, che si effettua cinque volte al giorno, prima dell'alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, e poco prima del tramonto.
La preghiera è regolata minuziosamente da un insieme di atti materiali e spirituali, da pratiche di purificazione ed è codificata da norme precise. Colui che dirige il succedersi degli atti della preghiera è colui che si pone davanti al gruppo di oranti, l'imam, del quale viene riconosciuta l'autorevolezza della conoscenza delle regole pratiche e spirituali legate alla preghiera. L'autorità spirituale che deriva da tutto ciò lo autorizza a tenere ai fedeli riuniti nella moschea, il giorno festivo, il venerdì, la khutba, un discorso a carattere morale, religioso e molto spesso anche politico, uno strumento potentissimo di penet razione e persuasione mediatica. Altro fondamento dell'Islam, di forte impatto nell'immaginario occidentale, è il digiuno o sawm, che si compie nel mese di Ramadan, mese del calendario lunare islamico, e per questa ragione con scadenza mobile, un atto di devozione, una prova di autocontrollo per tutti coloro che
sono allevati in un ambito culturale islamico.
A volte non credenti o non praticanti attuano il digiuno di Ramadan in omaggio alla loro appartenenza alla comunità islamica come segno spirituale e sostegno intellettuale, come simbolo di riconoscimento o adesione a un mondo. Nei fatti il digiuno si attua astenedosi nelle ore di luce da cibo, bevande, profumi, sesso, fumo, da pensieri e atti e comportamenti riprovevoli. Al tramonto dopo una speciale preghiera si può mangiare e bere senza problemi. Le notti del mese di Ramadan nei paesi islamici, dove si attuano orari speciali per negozi e uffici pubblici sono molto speciali; la gente si incontra, si organizzano feste familiari e tra amici, e tutti si mostrano disponibili verso gli altri in ospitalità e cortesia.
Nel mese di Ramadan cade la lailat-al-qadr la notte in cui secondo la tradizione islamica Iddio fissa il destino degli esseri umani per l'anno in corso, e che viene ricordata da una specifica Sura del Corano, che ricorda come :" La Notte del destino più bella di mille mesi, vi scendono gli angeli e lo Spirito, col permesso di Dio, a fissare ogni cosa, Notte di pace fino allo spuntare dell'aurora."
Pilastro importante è poi la zakah. Non è un'elemosina o una beneficenza, ma un atto doveroso e un obbligo sociale. Ogni cosa che si possiede appartiene a Dio e di conseguenza i poveri partecipano dei beni e degli introiti degli altri, e hanno diritto ad esigerne una parte. Ognuno versa quindi una parte calcolata sui propri guadagni e risparmi come zakah. La somma raccolta, versata in genere prima della preghiera della fine del digiuno rituale, è utilizzata dalla comunità per finanziare attività diverse:
dagli ambulatori che offrono assistenza sanitaria agli indigenti del Cairo, alle mense delle moschee qui in Campania, al sostegno delle campagne per l'ordine e la sicurezza islamica di alcuni stati magrebini.
Ultimo in ordine di esposizione ma di grande rilievo nella vita dei musulmani è il pellegrinaggio, hagg, da farsi almeno una volta nella vita nei luoghi santi di Mecca e Medina.
Intraprendere il pellegrinaggio, durante il mese di Dhu l-higgah, significa distaccarsi da ogni attività mondana e compiere un'esperienza definitiva. Il pellegrino si mette in uno stato di purità fisica e mentale, a cominciare dall'abbandono dei propri abiti per indossare due pezzi di stoffa bianca, e porsi
in stato di purità, ihram, e compiere una sedie di atti di preghiera, di riflessione e di spostamenti da un luogo simbolico all'altro.
Lo hagg mette in pratica l'idea musulmana di eguaglianza e unità fra esseri umani, un atto collettivo e individuale che rinsalda tutta la comunità musulmana.
Molti annoverano tra i pilasti anche uno dei concetti più fraintesi e abusati dell'Islam: il gihad.
Gihad significa sforzo, sforzo rivolto contro un obiettivo preciso. Sforzo contro se stessi, contro il proprio egoismo, avidità, pulsioni negative. Lo sforzo intellettuale del gihad si rivolge contro l'oppressione o il totalitarismo, oppure avere una finalità di sostegno al progresso intellettuale di una società. Il gihad è anche lotta o guerra contro un'aggressione fisica: è quindi molte cose ma non "guerra santa". In termini di sforzo di guerra o di resistenza il gihad non è: guerra di aggressione, guerra di espansione o guerra per imporre un ordine politico su di un popolo.
Il carattere di gihad lo ha una guerra difensiva, e occorre ricordare che esistono regole islamiche codificate già nel Corano, sulla conduzione di una guerra.
E' esplicitamente vietato colpire gli inermi, non possono essere distrutte proprietà e ambiente, non si possono abbattere luoghi di culto di altre fedi. Queste regole sembrano di difficile applicazione con i meccanismi bellici odierni, e se la conduzione di una guerra all'epoca dell'avvento dell'Islam poteva rispettare più facilmente questo codice, piuttosto che una guerra condotta con i moderni armamenti, è chiaro però che il concetto islamico di sforzo bellico e di gihad non ammette atti brutali contro popolazioni civili e
insediamenti civili. Il gihad non può essere proclamato da: dittatori contro altri paesi, da uno stato musulmano contro un altro stato musulmano, e fatto importantissimo, il gihad deve essere dichiarato quando tutta la comunità musulmana identifica un comune nemico, aggressore o oppressore di vittime indifese. Nella storia recente non è stato gihad la guerra fra Iran e Iraq, non è stato gihad la guerra condotta da Saddam Hussein contro stati musulmani dopo l'invasione del Kuwait.
Per i musulmani è stato gihad la resistenza di Sarajevo e della Bosnia contro i serbi durante gli anni della guerra nei territori della ex-Jugoslavia.
Riflettere sugli avvenimenti contemporanei e futuri in chiave islamica , sulla base dei comportamenti possibili e prevedibili , che l'indicazione contenuta nei pilastri della fede islamica orienta in un senso in un'altro ci fa capire come e in che direzione si andrà se all'interno delle nazioni islamiche prevarrà, negli anni a venire, la linea "della retta via", rispettosa dei principi positivi dell'Islam, o se il principio dello 'dl, il dovere sociale dei musulmani contro l'oppressione di ogni genere per salvaguardare la giustizia, non divenga uno strumento distorto per continuare con quelle scelte politiche e sociali che fino ad oggi hanno penalizzato molti paesi islamici e li hanno costretti fra dittature feroci e fondamentalismi oppressivi.
Giuliana Cacciapuoti

La Legge islamica e il confronto con l’Occidente
L’articolo conclusivo dedicato all’ Islam affronta alcuni temi legati alla concezione islamica della Legge e del Diritto, oltre a indicare alcune possibili strade per un Islam che si rinnova e si mette in sintonia con le esigenze di costruire una civiltà dinamica e progressista
Terza parte
Gli articoli precedenti presentando le origini ideali e storiche dell’Islam, le fonti scritte quali Corano, Sunnah e Sirah e i pilastri dell’Islam, fondamenti della vita intellettuale e morale del mondo musulmano,ci hanno permesso di chiarire alcuni aspetti importanti che permeano la società musulmana ancora oggi, e di potere così affrontare il tema relativo alla Legge islamica e alla sua giurisprudenza con cognizioni più ampie e precise.
Oggi parlare di Shari’ah impropriamente identificata come “Legge Islamica” richiama alla mente forme di teocrazia autoritaria oppure
sistemi di governo basati su principi dominati unicamente dalla religione. In realtà non è così.
La Shari’ah è un insieme di regole e principi da cui vengono ricavate normative e leggi ,le cui fonti sono Corano, Sunnah e Sirah; altre fonti sono l’ igma’, consenso della comunità tutta, e il qiyas ragionamento per analogia. La Sharia’ah è la base eterna delle leggi che invece si evolvono e si sviluppano mutando le condizioni del mondo musulmano, e cambiano col cambiare dei
tempi e delle situazioni a cui si riferiscono.
La Shari’ah ha uno scopo preciso: istaurare la giustizia nella società sulla base della solidarietà fra
esseri umani, tra governo e cittadini. La Shari’ah non è imposta, ma si sceglie se agire in suo nome secondo volontà e consapevolezza.
La Shari’ah prevede una società libera capace di autodeterminarsi e padrona delle proprie risorse.
Se una società non può disporre delle risorse non può distribuirle in modo giusto né garantire la giustizia economica e sociale. La Shari’ah indica ciò che immutabile per l’Islam, la forma di culto,e i
principi per impedire alcuni mali sociali,oltre i principi di giustizia sociale, economica e politica.
Tutto il resto è passibile di dinamico cambiamento. Questo principio si chiama Igtihad. L’igtiahd è
lo sforzo che si compie per comprendere una questione della Shari’ah. Questo sforzo può essere un nuovo metodo di ragionamento, di una nuova impostazione sociale o intellettuale .
Quando l’interpretazione della Shari’ah dopo l’igtihad o sforzo intellettuale ottiene l’igma o consenso della comunità musulmana entra a fare parte della legge islamica.
La legge islamica si evolve dinamicamente e si amplia seguendo allora questa sequenza: igtihad sforzo o ragionamento generale, igma’ consenso della comunità, shura consultazione, e istislah
interesse pubblico che producono un cambiamento dinamico all’interno delle società islamiche.
L’Islam, che ha carattere indubbiamente teocentrico e universalista, non si considera unico depositario di verità. L’accettazione dei principi delle altre religioni e dei loro insegnamenti originari,
è un riconoscimento e una forma di rispetto per queste ultime.
La versione ideale dell’Islam indica che sia all’interno che all’esterno dell’Islam il monopolio di qualsiasi cosa, dalla ricchezza alla verità al sapere all’autoritarismo viene aborrito.
L’Islam mira ad abbattere autoritarismi e monopoli, esso stesso non può essere imposto ad una società, la Sharia’ah non può essere introdotta con la forza.
Addirittura la fede nell’Islam non può essere assoluta perché l’Islam non apprezza una fede cieca e indiscussa.
Il problema dell’Islam rispetto alla sua versione ideale è che nel corso del tempo alla visione più aperta di ragionamento e analisi della Shari’ah in funzione dinamica si è sostituita una pratica molto restrittiva e oscurantista.
A partire dal XIV sec gli studiosi di scienze religiose, gli ulema’ iniziarono un processo di restrizione e gestione del sapere nel campo della conoscenza che dette avvio all’inarrestabile declino della civiltà
islamica e ne frenarono l’evoluzione in senso dinamico e positivo.
Si resero limitati gli ambiti di concetti quali lo ‘ilm, la conoscenza, nel senso di conoscenza religiosa, l’igma’ si intese non come consenso della comunità ma come consenso dei dotti, e venne “chiusa la
porta dell’igtihad” ossia ogni discussione in campo religioso divenne nei fatti impossibile.
Questa scelta ebbe effetti devastanti: la discussione la speculazione e l’innovazione furono sostituite dall’imitazione cieca il taqlid.
La comunità musulmana divenne chiusa e sclerotizzata con i religiosi occupati a difendere il potere raggiunto. La diffusione del sapere e della conoscenza si arrestò, dalle trentasei biblioteche pubbliche di Baghdad prima della devastazione mongola, si passò alla proibizione della stampa da parte degli ‘ulama privando la società musulmana di una fonte di fondamentale per sviluppo di pensiero e dibattito. Le potenze europee ebbero così campo libero per impadronirsi di una civiltà in declino.
L’epoca del colonialismo fino alle vicende storiche più recenti non ha fatto che bloccare i tentativi
di riaprire un dibattito sulla Sha’riah e far ripartire un processo per la formazione di un pensiero islamico originale e moderno.
Oggi gli intellettuali musulmani sono convinti che occorre liberarsi di una tradizione fossilizzata ,
che occorre formulare un nuovo fiqh una nuova giurisprudenza e una nuova legge che sia adatta
ai bisogni di una società attuale, e soprattutto è necessario riaprire la porta dell’igtihad, per interpretare in modo nuovo gli insegnamenti del Corano e le tradizioni del Profeta.
E’ questo il solo modo per superare i danni di un neocolonialismo schiacciante e di un ordine mondiale che penalizza il mondo islamico. Se nonostante le mille contraddizioni e le spinte verso
direzioni diverse, comprese quelle integraliste, il mondo musulmano riuscirà a ripartire con un dibattito aperto sulla portata attuale e futura del messaggio di Muhammad non solo saprà darsi
un nuovo assetto interno ma potrà contribuire con originalità alla costruzione di un mondo pluralista.
Certamente gli ostacoli sono molti, alcune situazioni di paesi musulmani sono terrificanti e senza speranza. Eppure fuori dal clamore di slogan estremisti, esiste una società musulmana che vuole
dibattito e trasformazione, e lentamente acquista consapevolezza che soltanto con uno sforzo intellettuale politico e sociale continuo, insieme a un processo di ripensamento ci saranno alternative praticabili per il futuro. E questa consapevolezza, secondo lo spirito musulmano, è il modo che
permette di vincere già mezza battaglia.

Il Corano: parola di Dio
Continuano gli articoli alla scoperta dei principali fondamentali del pensiero e della religione
islamica; oggi parliamo del Corano e degli altri testi alla base della tradizione religiosa e giuridica dell’Islam.
Seconda parte
La parola di Dio rivelata al Profeta Maometto è raccolta nel testo del Corano, che letteralmente
significa “la lettura”, dalla radice araba qr’’, ciò che deve essere letto o recitato.
Il Corano è la parola di Dio, rivelata per tramite dell’arcangelo Gabriele in lingua araba chiara,
in un arco di tempo di circa ventitré anni, con intervalli e pause, e si concluse solo poco tempo prima della morte del Profeta.
La redazione del Corano come lo conosciamo oggi è dovuta alla volontà di Abu Bakr, il primo
successore di Muhammad, che incaricò Zayd ibn Thabit segretario del Profeta a raccogliere il testo.
Il lavoro si concluse durante il califfato di Uthman quando si definì il testo autentico e oggi il testo“autentico” è quello della redazione stabilita a quell’epoca e non più cambiata.
Il testo del Corano è in arabo, non può essere tradotto, mai, perché la parola di Dio non può essere
tradotta, è ordinato secondo un criterio di struttura a grata, che collega ogni parola per ritmo, rima
e significato. Si suddivide in 114 Sure, o capitoli, dal più lungo al più breve, e contiene 6236 versetti. Il testo non può essere cambiato in nessun punto, perché anche una sola minima variazione manderebbe il testo fuori sincrono. Il Corano è “inimitabile” perché è superiore alla capacità umana produrre qualcosa di simile. La forma del Corano permette la sua memorizzazione, che viene appresa
fin dalla piccola età alla scuola coranica della moschea, madrasa, e i musulmani che lo conoscono tutto a memoria si definiscono hafiz. La recitazione del Corano è una vera e propria forma d’arte, con i suoi virtuosi e esperti maestri. Ci sono due tecniche principali: il tagwid di grande impatto
musicale, e il tartil la salmodia lenta e piana.
Il Corano è un testo che si rivolge a tutta l’umanità, e i temi principali di cui tratta sono: Dio, gli
esseri umani, la natura, la trascendenza , gli attributi di Dio, oltre a contenere indicazioni su aspetti
della vita sociale, sull’economia, su diritto penale e altri aspetti della pratica quotidiana.
Il Corano stabilisce una guida, i valori etici fondamentali e le norme alle quali attenersi, pone quelli
che in arabo si definiscono hudud, limiti, confini ai quali deve fermarsi il comportamento umano.
Lo sforzo intellettuale e fisico del credente sta nel rispettare il limite in termini adeguati alla prescrizione coranica. L’invito alla moderazione, all’evitare l’usura, regolare la giustizia con misericordia pone quei limiti, gli hudud, alla comunità musulmana,permettendo o in ogni caso, ponendo la base per un possibile adeguamento e rinnovamento a seconda delle circostanze in luoghi e tempi diversi. Chiaramente una corretta interpretazione del Corano sta alla base di una società
islamica in trasformazione, moderata, tollerante e flessibile allo “spirito del tempo”.
La scienza dell’interpretazione coranica, o tafsir, è una disciplina complessa, ma occorre sottolineare
ancora una volta che ciò è basilare perchè dalla sua corretta interpretazione vengono fatte derivare le norme teologiche, giuridiche, sociali, economiche e politiche, delle comunità musulmane.
Quando la fonte coranica non è sufficiente a illuminare sulle scelte o le direttive da compiere, intervengono altre fonti interpretative del volere di Dio, rappresentate dalle parole o dalle sentenze
del Profeta, l’ inviato di Dio, o dagli atti compiuti da Maometto.
La raccolta dei detti del Profeta, o hadith, le “dichiarazioni” del Profeta, è una vera e propria scienza interpretativa, che mira a stabilire innanzi tutto la veridicità dell’affermazione e dell’autenticità della fonte primaria, la parola del Profeta. Il detto infatti, basandosi su una tradizione orale e non scritta
impone, prima di tutto, di stabilire la veridicità della fonte che riferiva l’affermazione del Profeta,
i criteri storici, cronologici, linguistici e geografici, e biografici dei trasmettitori che lo riferiscono
insomma la catena, l’ isnad, dei narratori dall’ultimo fino alla fonte, deve essere controllata anello per anello, in ogni suo punto, rigorosamente. Ci sono così hadith autentici, deboli, falsi, inaccettabili.
Guerre o soprusi, lotte all’interno della comunità islamica si sono accese a causa di manipolazioni, falsificazioni per giustificare ascese al potere di dinastie, governanti, gruppi politici fazioni in lotta
nel corso della storia. Con una lucida e limpida analisi esegetica Fatima Mernissi ha distrutto la
veridicità dell’hadith che per secoli avrebbe, secondo l’assunto “sciagurato è il popolo che pone le sue sorti nelle mani di una donna” escluso di fatto dal governo, nei paesi islamici, le donne , dimostrando come su una errata interpretazione si sia costruita una voluta esclusione.
Altro elemento di interpretazione per la regola nella comunità musulmana è la Sirah, o vita del Profeta: ciò che faceva, come mangiava, parlava, si comportava in genere o in situazioni particolari
sono l’esempio a cui uniformarsi. La Sirah e gli Hadith insieme costituiscono la Sunnah, il metodo
la via di ogni musulmano. I musulmani sunniti, ortodossi, sono coloro che seguono le indicazioni
lasciate dal Profeta Muhammad. E’ attraverso la Sunnah che si possono applicare gli elementi della
fede musulmana: come pregare, come digiunare, come fare il pellegrinaggio. La sunnah è il modello di vita islamico, una guida in campo morale e sociale. Naturalmente le indicazioni che presentano
aspetti della vita all’epoca di Maometto non sono vincolanti, ma gli aspetti spirituali e morali certamente sì. La Sunnah è una delle fonti del diritto islamico e con il Corano costituisce il fondamento della dottrina islamica. Il Corano rappresenta l’aspetto teorico della concezione islamica e la Sunnah la sua esplicitazione pratica. Dalle indicazioni del Corano e della Sunnah si regola la vita
del credente e della comunità islamica. Con l’analisi dei “pilastri dell’Islam” e della loro applicazione nella vita quotidiana impareremo a conoscere da vicino il mondo devozionale e spirituale dei fedeli
musulmani.
Giuliana Cacciapuoti
