L’Islam, che vuol dire abbandono, pace e sottomissione a Dio, trasmette il messaggio divino all’umanità attraverso la voce dei profeti, Noè, Abramo, Mosè e Gesù; l’ultimo e definitivo profeta, nell’espressione araba, il sigillo dei Profeti, è Muhammad il nostro Maometto.

Maometto nacque a La Mecca, importante centro commerciale, nel 570 d.C., in quella parte della Penisola Arabica che sarà la culla dell’Islam. Orfano fu allevato dallo zio paterno, e a causa della povertà della famiglia dovette guadagnarsi da vivere fin da piccolo e restò perciò analfabeta.

Il giovane Maometto divenne mercante al seguito delle carovane che da Mecca andavano in Siria e Palestina. La sua vita ebbe la svolta definitiva quando il giorno 27 del mese di Ramadan dell’anno 611 ricevé la Rivelazione da Dio. Inizialmente i primi seguaci furono Khadigiah sua moglie, i suoi amici e parenti più stretti fra cui il cugino Ali.

Lo scontro con le alte gerarchie meccane pagane e politeiste, che vedevano nella diffusione della nuova religione monoteista un pericolo anche all’economia cittadina che molto guadagnava dallo annuale pellegrinaggio al santuario della Ka’aba, dove era adorata la Pietra nera, un meteorite sacro, oggetto di adorazione in tutta l’Arabia pagana, fu inevitabile.

Iniziò un periodo difficile per Maometto che vide subire ai suoi seguaci persecuzioni e soprusi, fino all’eliminazione fisica, di molti di loro. Alcuni di questi si rifugiarono in Abissinia, e dopo tredici anni di dissidi e pericoli divenuta la convivenza con i suoi oppositori intollerabile per la giovane comunità musulmana, il Profeta e i suoi decisero di recarsi, di emigrare nella vicina Yatrib, oggi Medina: era l’anno 622 dell’era cristiana, anno zero, o dell’Egira per i Musulmani. Qui egli costituì una città-stato che si diede una costituzione scritta, e in cui vivevano in pace  arabi, ebrei e cristiani.

L’anno decimo dell’Egira, il 631 d.C., dopo aver compiuto il rito del pellegrinaggio alla Mecca il Profeta Muhammad tenne il discorso d’addio ai 124.000 musulmani nella valle di ‘Arafat.
L’anno successivo all’età di 63 anni sarebbe morto, lasciando in eredità alla comunità musulmana il suo messaggio: il credo nell’unicità di Dio e l’esempio.

La raccolta della consuetudine del Profeta in arabo Sunnah, insieme ai detti da lui pronunciati, Hadith, sono fonti del diritto e della consuetudine di tutta la comunità musulmana fino ad oggi. I Sunniti sono perciò la maggioranza dei musulmani nel mondo che si uniformano al “modo, consuetudine di vita” del Profeta Muhammad, e il sunnismo rappresenta l’Islam ortodosso e prevalente.

Alla morte di Maometto si pose il problema della successione alla guida della giovane comunità islamica. Prevalse la scelta dettata dall’autorevolezza e dal consenso della comunità e non la linea “dinastica” ossia dal legame di parentela con il Profeta, e per questo motivo il successore di Muhammad fu Abu Bakr il primo “califfo” parola araba che significa successore, colui che viene dopo.

Rimase sconfitta la parte di musulmani che riteneva invece fosse giusta una successione di “discendenza familiare” dinastica, di una parte, in arabo Shi’a : un vero e proprio“ partito” di Ali cugino e genero di Maometto, poiché aveva sposato Fatima la sua unica figlia.

Ali divenne alla fine il quarto califfo dell’Islam primigenio. Con la sua ascesa iniziò la lunga estenuante lotta tra sunniti maggioritari nell’Islam e sciiti minoritari viva e presente ancora oggi.

Storicamente la Shi’a nacque nel 657 d.C. quando “il partito” si schierò a difesa di Ali che era stato accusato di empietà. A differenza della Sunnah, la Shi’ah sostiene che la linea di discendenza in seno all’Islam va considerata in linea diretta col Profeta, dovendo l’imam, guida politica e spirituale, essere partecipe di quella luce muhammadica tramite la quale è possibile operare l’esegesi spirituale della Rivelazione, ovvero Il “ta’wil”.

La frattura in seno all’Islam si consolidò quando Hussein, figlio di Ali, fu ucciso nel 680 d.C. a Kerbala nell’attuale Iraq dalle truppe del califfo sunnita al potere.

Tutti i musulmani Sunniti e Sciiti osservano i principi fondamentali dell’Islam e condividono il Corano e i principi dell’unicità divina. Gli Sciiti nel tempo hanno evidenziato linee di credenze messianiche, ci sarà un ultimo imam nascosto, o “in occultamento” che un giorno riapparirà per compiere la volontà divina.

L'Islam sciita accorda una particolare importanza al culto dei màrtiri (shuhadāʾ). ʿAlī, al-Ḥasan e soprattutto al-Ḥusayn sono i più importanti. Per al-Ḥusayn si celebrano delle grandiose manifestazioni di lutto e dolore collettivo per il giorno della sua morte (ʿAshurāʾ), il 10 del mese di Muḥarram, e quaranta giorni dopo. La diffusione geografica dello Sciismo ha sempre avuto il suo centro pulsante fin dalle origini in Iran, e in molte aree del Vicino e Medio Oriente e nel Nord Africa, con un moltiplicarsi di ulteriori ripartizioni dello Sciismo in numerosi sottogruppi distantissimi dall’Islam sunnita, e che se minoritari in alcuni stati a maggioranza sunnita hanno però conquistato il potere come ad esempio il caso degli Alawiti in Siria. Ci sono gruppi minoritari Sciiti nel sud dell’Iraq, in Oman, nello Mzab algerino, In Kuwait in India gli ismailiti guidati dall’Agha Khan, e molti altri luoghi del mondo arabo-islamico tra cui alcuni stati asiatici ex-sovietici.

Oggi lo scontro politico-religioso vede fronteggiarsi i due stati campione e i loro alleati in vari scenari del Vicino e Medio Oriente. L’ Arabia Saudita che interpreta il Sunnismo più integrale col Wahabismo e l’Iran che dalla Rivoluzione islamica del 1979, ha dato forza e autorità politica allo Sciismo. Lo scontro è ancora aperto e di difficile soluzione anche alla luce degli scenari e degli interessi economici e geo-politici attuali e gli interessi internazionali delle potenze in campo.

 




giovedì 16 gennaio 2020
Giuliana Cacciapuoti - esperta in cultura islamica e del mediterraneo

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