Tawakkul Karman, yemenita, Premio Nobel per la Pace 2011, giornalista e attivista, oggi vive esule in Turchia, costretta a lasciare lo Yemen, ma è sempre in prima fila per l’unica rivoluzione per cui vale impegnarsi a fondo: la pace.
Prima e dopo il Nobel l’impegno che la contraddistingue è la lotta non violenta per la sicurezza delle donne e il loro diritto a partecipare pienamente nei processi di costruzione di pace. Tema di pressante attualità.
La storia di Tawakkul Karman, figlia di uno storico leader dei Fratelli musulmani in Yemen, come ribelle per la pace inizia nel 2005, quando fonda il movimento “Sahafiyyat bila quyud”, ossia giornaliste senza catene, per contrastare il governo autoritario di Ali Abdullah Saleh che dal 1978 opprimeva il suo paese. Le primavere arabe da Tunisi giunsero fino a Sana’a, e Saleh si dimise e a Oslo si decise di assegnarle il Premio Nobel.
La presa della capitale da parte degli Houthi, oltre a riportare il paese nell’instabilità della guerra l’ha costretta a lasciare il paese per Istanbul. Qui dirige la fondazione che ha il suo nome e si occupa di costruire scuole e presidi di sanità per alleviare le sofferenze della popolazione yemenita tra le più povere e martoriate al mondo. Nella condizione di “rifugiata consapevole” ricorda come occorra garantire a chiunque un luogo dove vivere sicuro, senza oppressione e occupazione militare, con un salario minimo per la dignità della persona.
Le responsabilità dell’Occidente le sono ben chiare, la pura avidità occidentale che priva di risorse o sostiene le autocrazie dei paesi dei rifugiati, degli esuli e dei migranti. L’esperienza della rivoluzione e della sua vita di lotta dal 2006 al 2012 la rende, nonostante la catastrofe palestinese e la profonda frustrazione delle popolazioni arabe, fiduciosa nel futuro di cambiamento, con la consapevolezza che il protagonismo politico delle donne riuscirà, come nel 2011, a innescare nuovi processi, dando ai popoli la possibilità di scegliere i propri governanti.
Le divisioni settarie nel vicino Oriente, che Karman ritiene eredità del colonialismo e dell’occupazione post coloniale degli eserciti stranieri che sostengono tutti i regimi autocratici, se comprese come sistema per impedire l’unità delle popolazioni in lotta, si possono superare. Si augura che presto lo Yemen torni libero unito senza violenze e senza milizie ma soprattutto senza custodie esterne. La tirannia e le occupazioni militari sono contro cui si batte e si batterà sempre, per la pace, la libertà e lo sviluppo. E se la donna che nel 2011 ha bruciato il velo, che in realtà indossa, in piazza per protesta e atto di sfida, colei che ha ricevuto la comunicazione della vittoria del Nobel sotto una tenda di fortuna, dichiara che siamo ancora in tempo per eliminare dittature, povertà, evitare il cambiamento climatico e il pericolo nucleare in nome della pace per tutta l’umanità, diamole credito. Tawakkul Karman attivista perseverante contro l’odio e la violenza, attivista per la pace e il dialogo.
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