Il tè alla menta (in arabo, شاي بالنعناع, shāy bil n'anā', o più comunemente, in dialetto, الأتاي, at tay) è al centro della vita sociale del Maghreb.

Servire il tè può assumere una forma cerimoniale, soprattutto quando preparato e offerto agli ospiti d'onore in segno di piena accoglienza, tradizionalmente preparato dal capofamiglia In genere, si servono almeno tre bicchieri (finjan) ed è considerato scortese rifiutare, è segno di benvenuto e di condivisione, sinonimo di amicizia, di cordialità, di tradizione.

Molti sapranno già che il Marocco ha una cultura del tè molto sviluppata e raffinata, la cerimonia è chiamata Atay Naa Naa, simbolo per eccellenza di ospitalità. Il tè che viene preparato durante la cerimonia è un tè alla menta, realizzato mescolando foglie di tè verde, soprattutto la varietà cinese Gunpowder. Il popolo marocchino ha sempre fatto grande consumo di infusi di menta, largamente coltivata; invece il tè giunse in Marocco per la prima volta durante il regno del sultano Mulay Isma’il (1645-1727), importato dagli inglesi.

Soltanto dopo il 1854 però il consumo di tè divenne un’abitudine diffusa con le navi inglesi che attraccavano nei porti marocchini e tunisini. Oggi il tè si sorseggia molte volte durante la giornata; dopo ogni pasto e in occasione di qualunque occasione sociale: viene offerto nelle case, nei negozi, al mercato, ogni strada in città si riempie del profumo inebriante della menta. Gli accessori utilizzati per la preparazione della bevanda sono diversi a seconda che il tè sia bevuto in città o nel deserto.

In città, per la cerimonia del tè, si riuniscono su un vassoio in metallo argentato una teiera, dei bicchieri da tè di vetro decorati, spesso con motivi analoghi a quelli dipinti nelle moschee, dello zucchero (qualche volta un pane di zucchero accompagnato da un martelletto per romperlo), un mazzetto di foglie di menta fresca o di menta Naa Naa, una varietà di menta particolarmente dolce e aromatica, e il tè verde Gunpowder. Viene preferito il vetro per i bicchieri perché questo materiale, disperdendo calore rapidamente, consente di bere l’infuso a una temperatura gradevole senza dover attendere a lungo. Per tradizione sono tre le infusioni offerte all’ospite e, dato che la durata del tempo di infusione aumenta, il tè avrà ogni volta un sapore differente. Servito in casa, questo tè si accompagna con datteri, fichi secchi, pasticcini speziati ricchi di miele o zucchero e ripieni di frutta secca come mandorle e noci, ma può essere servito anche in abbinamento a piatti salati. Al contrario, nel deserto, presso i nomadi berberi, gli utensili saranno ridotti generalmente a una teiera in metallo smaltato posta direttamente sul fuoco e a dei bicchieri più piccoli e senza decorazioni; il tè bollito è molto più forte e corposo, sempre dolcissimo.

In Algeria e Tunisia il tè alla menta è diffuso ma con varianti locali: a volte viene servito meno dolce, oppure con aggiunta di foglie di verbena (“atay bel waraqa”) o altre erbe aromatiche oppure pinoli o nocciole. Nel deserto, invece, si privilegia spesso un tè molto forte e ridotto nella quantità di menta, poiché la menta è meno disponibile In alcune zone, quando la menta scarseggia in inverno, si può usare assenzio (chiba) al posto della menta.

Insieme al tè alla menta, le popolazioni Amazigh (popolazioni berbere) che vivono nelle campagne o nelle montagne dell’Atlante, consumano pasti frugali, a base di yogurt, gallette, burro e frutta. Il tè alla menta è profumatissimo, di gusto fresco e pieno, molto dissetante proprio perché viene sempre servito caldo, anche quando le temperature sono roventi, per contrastare il calore e la sete: il bollore della bevanda aiuta la termoregolazione del corpo, e ha effetti tonificanti e digestivi, antinausea, ricco di sali minerali.

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Giuliana Cacciapuoti - esperta in cultura islamica e del mediterraneo

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