Al-Buraq è il destriero mistico che secondo la tradizione, avrebbe accompagnato il profeta Muhammad nell'Isra' e nel Mirāj, l’ascesa notturna ai cieli. 

Un episodio cardine della spiritualità islamica, che non è nel Corano, narrato in vari hadith, e nell'escatologia islamica rappresenta il legame tra il mondo terreno e celeste.

Al-Buraq è descritta come una creatura di colore bianco, dalle dimensioni intermedie tra un asino e una mula. La sua caratteristica più sorprendente, riportata in testi classici, è la capacità di coprire distanze infinite con un solo passo, “fin dove lo sguardo arriva”, simbolo della sua natura ultraterrena.

Le rappresentazioni artistiche di Al-Buraq sono cambiate nel tempo: nelle miniature persiane e nelle opere islamiche medievali compaiono spesso elementi fantastici come ali, zoccoli fiammeggianti, una coda di pavone e, talvolta, un volto umano incorniciato da un’aura luminosa. Queste variazioni non mirano alla descrizione realistica, ma alla valorizzazione del significato spirituale della creatura.

Secondo alcune tradizioni, Al-Buraq non avrebbe trasportato soltanto Muhammad, ma in epoche remote anche altri profeti, tra cui Abramo. Questo aspetto sottolinea il ruolo della creatura come messaggera tra diverse generazioni profetiche, rafforzando l’idea di una continuità spirituale.

Oggi Al-Buraq rimane un simbolo del rapporto tra mondo umano e dimensione divina: una figura che racchiude fede, arte e immaginario collettivo. Non solo un mito, ma un ponte concettuale capace di evocare la possibilità del trascendente, ancora oggetto di studi e interpretazioni nelle discipline teologiche e antropologiche.

Nel post Lailat al Miraj ho approfondito il tema del viaggio notturno leggi qui

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Giuliana Cacciapuoti - esperta in cultura islamica e del mediterraneo

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