Le vincitrici del Premio Nobel per la Pace nell’area del mondo arabo musulmano sono ad oggi sei, alcune hanno ricevuto il riconoscimento singolarmente, altre come parte di un progetto condiviso.

Protagoniste indiscusse, le più famose sono le attiviste Shirin Ebadi Malala Yousafzai e Narges Mohammadi, simboli di coraggio, emancipazione e impegno pubblico, alla ribalta delle cronache e notissime anche al grande pubblico. Meno conosciuta ma impegnata in un percorso per il riconoscimento dei diritti con metodi pacifici nel suo paese la Tunisia è Widad Bouchamaoui.

Una business woman nata nel 1961 a Tunisi, che che con il lavoro iniziato nel 2011 a seguito della Primavera araba tunisina è stata convinta attivista del Quartetto nazionale del dialogo in Tunisia con la sua organizzazione Union Tunisienne de l'Industrie, du Commerce et de l'Artisanat ossia la Confederazione tunisina dell’industria commercio e artigianato (UTICA); le altre erano Union Générale Tunisienne du Travail (UGTT), Ligue Tunisienne pour la Défense des Droits de l'Homme (LTDH) et Ordre National des Avocats de Tunisie (ONAT).

Le quattro organizzazioni insieme hanno collaborato con l’intento di consolidare la democrazia pluralista con metodi pacifisti e a seguito del loro impegno hanno ottenuto il Nobel per la Pace nel 2015. Il Quartetto aveva contribuito a ottenere la nuova Costituzione ed elezioni democratiche, risultati oggi completamente cancellati da una nuova svolta ferocemente autoritaria a illiberale. Widad Bouchamaoui, imprenditrice brillante, prima donna eletta all’UTICA ha saputo tra i quattro rappresentanti svolgere attività come mediatrice e negoziatrice, e ha saputo riunire opposizione politica e forze sociali in un periodo di crisi post 2011. Il consenso che il Quartetto aveva coagulato intorno a sé ha impedito al paese di scivolare nel caos, aveva permesso elezioni amministrative e presidenziali basate sulla correttezza istituzionale, questo processo purtroppo oggi è stato bloccato e sconvolto.

Nel suo discorso di accettazione Bouchamaoui sottolineò l’importanza del dialogo della fiducia e della mediazione nel processo di pacificazione politica; l’augurio è che possa riprendere il suo ruolo e la sua mediazione in un nuovo processo democratico per la Tunisia in breve tempo. Widad Bouchamauoi rappresenta bene le donne musulmane che, considerate oppresse e soggiogate, subordinate proprio a causa del'Islam, dimostrano una realtà diversa.

In passato sono state protagoniste delle lotte per la liberazione e l'indipendenza delle loro nazioni, e oggi guidano i movimenti per i diritti civili e denunciano le ingiustizie dei regimi oppressivi e dittatoriali nei loro paesi, proprio come in Tunisia. Senza rinunciare al loro universo culturale, riaffermano il principio di uguaglianza nell'Islam, in nome del quale combattono le loro battaglie senza cancellare la loro cultura e svolgono un ruolo chiave nella lotta per i diritti delle donne, sostenendo le richieste di autonomia, indipendenza e autoaffermazione, nel rispetto della propria cultura, storia, tradizione e religione.

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Giuliana Cacciapuoti - esperta in cultura islamica e del mediterraneo

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