Tre anni.
Non solo un numero, ma un lungo viaggio fatto di domande, incontri, proposte e dialoghi intrecciati nel tempo.
Questa pagina nasce con un intento semplice e ambizioso: raccontare il mondo arabo-islamico nella sua complessità, senza scorciatoie né etichette. Oggi è un percorso costruito passo dopo passo insieme a chi ha letto, commentato, condiviso e anche criticato.
Nel tempo la rubrica Rawābit/Connessioni è diventata una trama di racconti, mentre il mio libro “Donne musulmane: un ritratto contro stereotipi e luoghi comuni”, con migliaia di download, continua a dare voce a storie che meritano ascolto. L’ebook si può richiedere cliccando QUI.
Tre anni dopo, la direzione resta la stessa: costruire ponti, nei luoghi più utili per chi vuole attraversarli. Grazie a chi c’era, a chi c’è e a chi arriverà: questo viaggio continua. Con l’anniversario condivido una poesia scritta nel 2004, ai tempi delle guerre balcaniche. Tragicamente attuale.
I Ponti
Gettate ponti, da una sponda all'altra,
chè le nostre braccia
sono stanche di remare
contro gorghi avvelenati.
Gettate i ponti da una terra all'altra,
chè i nostri passi
vogliono calcare la polvere di ogni strada conosciuta.
Percorrete villaggi, città, contrade,
confondete le lingue e le parole,
suoni stranieri
àuguri d'amicizia.
Benedite con lingue diverse
la Pasqua dell'agnello e del montone
del pane e del sale,
della colomba spaurita
dell'oro scintillante.
Ascoltate, le campane a festa,
l'eco solenne delle liturgie,
il salmodiare ritmico delle Scritture
semite.
Non abbattete i ponti,
costruite
costruite
con pietra, legno, acciaio,
con pensieri di pace,
con semplici lettere
eirene
shalom
salam
ora Mir.
(Giuliana Cacciapuoti, Italia)