Il mondo islamico alla fine dell’VIII secolo d.C. affronta una fase complessa di disgregazione politica e di emancipazione dal Califfato abbaside, e questa fase coinvolge in particolare quello che potremmo definire Occidente musulmano. 

Nei paesi musulmani d’Oriente, dall’Egitto all’Asia Centrale, si incontra una unità culturale islamica di fondo, nelle aree nordafricane ad Occidente, dove si intrecciano in modo significativo e singolare cultura berbera araba e islamica, si comincia a costruire un altro tutto, opposto e diverso dall’Oriente islamico. Le diverse realtà storiche e geografiche permettono l’affermazione di diverse minoranze islamiche tra cui i Kharigiti, letteralmente coloro che sono usciti (dall’Islam ortodosso); essi sostengono una visione egualitaria e rigorosa, ritenendo che la guida della comunità musulmana, il califfato, spetti al più virtuoso, indipendentemente dalla sua origine dinastica o genealogica.

La maggior parte delle correnti kharigite originarie si è estinta a causa o delle violenze interne ai diversi gruppi o alle persecuzioni e repressioni. L'unico ramo sopravvissuto nel tempo è quello degli Ibaditi ,presenti in Oman, Zanzibar e alcune regioni del Maghreb, in uno spazio che corrisponde all’incirca all’attuale Algeria: La solida continuità temporale, dovuta alla tolleranza e moderatismo della visione ibadita, oltre la collocazione geografica, in cui sono importanti i contatti significativi per l'evoluzione della dottrina, con le componenti autoctone berbere, sedentarie e nomadi. Gli studi sulle minoranze religiose dell’Islam e gli studi sull’Ibadismo condotti presso l’Università Orientale di Napoli nel secolo scorso da valenti studiose e studiosi hanno condotto a un un vero e proprio cambio di paradigma nello studio dell'Ibadismo. Promosso da Laura Veccia Vaglieri, il successivo contributo molto significativo viene da Roberto Nallino, che cercò di comprendere le affinità dottrinali tra l’Ibadismo e i Mutaziliti. Infatti, Nallino considerava i Mutaziliti come razionalisti islamici; tuttavia, Nallino riuscì a modificare il modo in cui gli studiosi orientali mettevano in relazione la teologia islamica con la filosofia classica. Ciò, a sua volta, ha influenzato la prospettiva storico-politica sull'ibadismo, portando a uno studio più approfondito della teologia ibadita.

Dopo Nallino il suo allievo, Roberto Rubinacci, ha proseguito gli sforzi di Nallino studiando i testi dottrinali ibaditi (Credo ed Epistole) pubblicati tra il 1949 e il 1989. La tradizione e l'interesse per questo settore riprende proprio in questo periodo, l'Orientale e il il DAAM, con il coordinamento della prof. Ersilia Francesca, ordinaria di Storia dei paesi arabi dell’ateneo, sta dando vita a un seminario, che ha preso le mosse lo scorso 27 aprile, dal titolo “Reforming Islam, Resisting Empires: Ibadis in Colonial North Africa”. Partendo dal caso degli ibaditi, minoranza religiosa dell’Algeria, si affrontano gli aspetti contemporanei del pensiero ibadita in particolare nella fase cruciale del periodo coloniale (1830-1962).

Il workshop, articolato in quattro incontri seminariali di tre ore ciascuno, con lettura e commento di testi in arabo e/o in traduzione (per i non arabisti), analizza le trasformazioni della vita religiosa e sociale, gli scambi intellettuali all’interno del mondo musulmano e i processi di riforma attraverso cui gli ulama, studiosi del diritto islamico, hanno articolato il proprio percorso di resistenza religiosa, politica e sociale, in risposta alla dominazione coloniale francese.

Il calendario degli incontri dal 27 al 18 maggio è il seguente:

27 aprile: Islamic Knowledge in the Age of Steam and Print in North Africa.

4 maggio: The Ibadi Tradition in Colonial Algeria: Reform, Networks, and Intellectual Exchange

15 maggio: Women, Knowledge and Colonialism in Algeria

18 maggio: A Colonial Orientalism? The University of Algiers and Its Networks in the Light of a French Scholar’s Private Archives

Condotto da Augustin Jomier storico, esperto dell’ibadismo, maître de conférences à l'INALCO et maître de conférences ENS-PSL specialista della storia culturale del Maghreb dell’Islam contemporaneo, rappresenta un significativo momento di conoscenza e studio, offrendo una prospettiva dell’Islam plurale, sensibile al cambiamento storico e politico e predisponendo strumenti di riflessione originale e anticoloniale, propedeutiche alla comprensione e alla decodificazione dei futuri movimenti di liberazione del XX secolo, e agli attuali cambiamenti istituzionali e culturali nel Maghreb contemporaneo.

 

© riproduzione riservata. I contenuti sono frutto dello studio e dell’opera divulgativa di Giuliana Cacciapuoti. Per qualsiasi richiesta: info@giulianacacciapuoti.it

Giuliana Cacciapuoti - esperta in cultura islamica e del mediterraneo

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