Dhū l-higgia letteralmente in arabo «quello del pellegrinaggio», è l’ultimo mese del calendario lunare musulmano, già in uso nell’epoca preislamica. In esso va compiuto il pellegrinaggio alla Mecca, anch’esso di origine preislamica.

Considerato uno dei periodi più sacri dell’anno, nel corso del mese si svolgono due eventi fondamentali: il pellegrinaggio rituale alla Mecca, che va fatto almeno una volta nella vita da ogni credente, e la festa di Eid al-Adha, che nel 2026 cade il 27 maggio.

La sua importanza è sottolineata anche dal Corano, i versetti: “Per l’Aurora! Per le dieci notti!” (Surah Al-Fajr, 89:1-2) sono interpretati dalla maggioranza dei commentatori islamici, come un riferimento diretto ai primi dieci giorni, notti secondo il calendario lunare, segno del loro valore spirituale e rituale.

La tradizione islamica attribuisce ai primi dieci giorni di Dhul Hijjah un’eccellenza unica rispetto a tutto il resto dell’anno. In questi giorni, le azioni virtuose hanno un peso spirituale maggiore e rappresentano un’opportunità di crescita religiosa attraverso preghiera, carità e dhikr, l'atto devozionale di ricordo di Dio con formule prestabilite. La Sunna del Profeta Muhammad ha indicato che nessuna opera è più amata da Dio di quelle compiute in questo periodo, superando anche le altre stagioni spirituali dell’anno.

Il nono giorno di Dhul Hijjah, noto come Yawm al-Arafah, è considerato uno dei momenti più significativi del calendario islamico. È il giorno in cui i pellegrini si riuniscono nella piana di Arafah durante l’Hajj, ma ha valore anche per chi non compie il pellegrinaggio. La tradizione riporta infatti che il digiuno di questo giorno permette l’espiazione dei peccati dell’anno precedente e di quello successivo, rendendolo un momento centrale di riflessione e purificazione spirituale. I giorni successivi culminano nella celebrazione di Eid al-Adha, festa del sacrificio che commemora la disponibilità del profeta Ibrahim a offrire ciò che aveva di più caro in obbedienza a Dio, il figlio Ismaele.

Questo momento non è solo rituale, ma anche etico e comunitario: il sacrificio rituale detto Qurbani, da una radice araba che indica avvicinamento, e noto anche come Udhiyah, prevede l'uccisione di un animale sano e senza difetti, secondo le regole della sharīʿa. La carne si divide in tre parti: una per la famiglia, una per gli amici e una per i bisognosi. La distribuzione della carne simboleggia solidarietà, giustizia sociale e condivisione, garantendo il sostegno della comunità per chi è più povero.

© riproduzione riservata. I contenuti sono frutto dello studio e dell’opera divulgativa di Giuliana Cacciapuoti. Per qualsiasi richiesta: info@giulianacacciapuoti.it

Giuliana Cacciapuoti - esperta in cultura islamica e del mediterraneo

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