Sonia Dahmani avvocata, giornalista, attivista per i diritti umani è il volto dell’opposizione al regime di Kais Saied, la figura pubblica autorevole contro cui si appuntano gli strali del regime.

Con la torsione autoritaria del governo tunisino dal 2023 in poi per la professionista tunisina sono diventati numerosi gli arresti per aver manifestato liberamente le proprie opinioni ,in particolare sui principali media del paese.

Uno dei temi ricorrenti nelle denunce di Dahmani è il razzismo nei confronti della popolazione subsahariana; l’accusa governativa nei confronti della popolazione “nera” paventa la sostituzione etnica; la società civile tunisina denuncia con sgomento l’esistenza di cimiteri e autobus separati per bianchi e neri.

La campagna populista per addossare le colpe della crisi alla presenza dei migranti dell’Africa subsahariana, riecheggiando la campagna razzista delle destre europee, ha profondamente cambiato l’indole del paese. La tradizionale accoglienza degli stranieri nel Paese nord-africano è oggi smentita da un aumento del numero di discriminazioni, maltrattamenti e aggressioni verbali; 20 associazioni della società civile tunisina hanno condannato la campagna razzista e gli arresti della polizia nei confronti dei migranti senza permesso di soggiorno.

La Tunisia affronta una spaventosa crisi economica, senza molte prospettive. Le mutate condizioni internazionali per il piccolo stato arabo, stretto tra neocolonialismi e protettorati, difficilmente avrà un cammino indipendente. Il Presidente Saied si è avvicinato all’Egitto e agli Stati del Golfo in chiave anti islamista, per ristabilire l’hayabat ad-dawla “il prestigio dello Stato” marchio del suo conservatorismo nazionalista. La decade di cambiamento partita con la Rivoluzione dei gelsomini per liberarsi di una dittatura feroce torna al punto di partenza con un nuovo regime illiberale.

Sonia Dahmani è sotto processo per cinque diverse imputazioni, sostanzialmente la si accusa in base al Decreto-Legge 54 di screditare lo Stato, con la diffusione di notizie false, oltre quelle sulle discriminazioni razziali anche per le condizioni delle carceri tunisine. A sostegno di Dahmani si sono schierate tutte le principali organizzazioni per i diritti umani, tantissimi ordini professionali, associazioni internazionali. La relatrice speciale ONU sulla situazione dei difensori dei diritti umani, Mary Lawlor, il Sindacato nazionale dei giornalisti tunisini (SNJT).

In Tunisia, l’associazione Taqaatu (Associazione intersezionale per i diritti e le libertà) con il rapporto Behind the walls: report on torture, mistreatment and medical neglect in the Tunisian prison system, denuncia 21 casi di vittime sottoposte tra il 2015 e il 2025 alla negazione del diritto alle cure mediche, alla violazione della dignità umana e l’integrità fisica, con torture e maltrattamenti e quattro morti. In attesa dell’appello, il percorso giudiziario di Dahmani racconta il costo del dissenso nella Tunisia di Saied, dove anche un semplice commento significa carcere, detenzione, procedimento penale con esiti incerti.

Come ha commentato un acuto osservatore britannico, Tom Stevenson, la disamina della decade rivoluzionaria tunisina dopo il 2011, rischia di essere ora più che una retrospettiva, una drammatica autopsia.

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Giuliana Cacciapuoti - esperta in cultura islamica e del mediterraneo

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