Due termini che pur diversissimi tra loro nella grafia araba si confondono con grande facilità nella traslitterazione dell'alfabeto delle lingue occidentali. Imām, dalla radice arabaʾ-m-m "stare davanti", "guidare", è "chi sta davanti agli altri" e dunque è la persona che può fare da guida durante la preghiera, in particolare la persona che dirige la preghiera rituale (ṣalāt) nella moschea.
Ogni persona adeguatamente preparata può assumere il ruolo di guida alla preghiera non essendoci nell'Islam sunnita l'esistenza di un sacerdozio. Nel mio e-book sono citate Umm Warqah una delle prime persone a conoscere a memoria il Corano e guida nella preghiera nella moschea della famiglia del Profeta, segno che c'è stato un tempo nel quale il ruolo di imam non fu di esclusivo appannaggio maschile, e sulla base di questa reminiscenza dell'Islam primigenio, nel 2005 Amina Wadud ha guidato di nuovo la preghiera comunitaria a New York. La vexata quaestio è stata studiata in profondità dalla professoressa Simonetta Calderini "Women as Imams: Classical Islamic Sources and Modern Debates on Leading Prayer" che è il testo di riferimento per conoscere la storia e le ricadute contemporanee di un dibattito ancora aperto.Inversamente per gli Sciiti, l'Imam non è semplicemente una persona che dirige la preghiera, bensì la suprema autorità religiosa e politica, designata per volontà divina (naṣṣ), dotata di infallibilità (ʿiṣma) e unica interprete autentica della Rivelazione. L'imam appartiene alla discendenza di ʿAlī ibn Abī Ṭālib e di Fāṭima, figlia del Profeta Muḥammad, uno degli elementi distintivi della teologia sciita rispetto a quella sunnita.
Il termine īmān, che termina con nun, la lettera che corrisponde alla nostra enne, deriva dalla radice ʾ-m-n ("essere sicuro", "avere fiducia"), e significa fede, ossia l'adesione interiore e consapevole alle verità fondamentali dell'islam. Si tratta di una disposizione spirituale che coinvolge il cuore e la convinzione personale, distinta dall'osservanza esteriore delle pratiche religiose.
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